La Fed rovina le attese e porta volatilità sul mercato valutario

Scritto il alle 10:20 da cmcmarkets

BernankeLa Fed ha deciso di non ritoccare il pacchetto di acquisti di asset mensili, che rimarrà quindi di 85 miliardi. Ben Bernanke guarda a un’economia ancora instabile e a eventuali stop del Congresso in vista del debt ceiling. Sul mercato valutario la decisione indebolisce il dollaro e rafforza l’euro, mettendo il bastone tra le ruote alle esportazioni europee.

La mossa della Fed, di procrastinare anche una minima riduzione negli acquisti di asset, ha colto totalmente di sorpresa il mercato e ha certamente spiazzato molti portafogli che si sono trovati costretti a ricoprirsi velocemente per non subire perdite nelle posizioni. Fino a ieri erano corti di equity e lunghi di bond. Nonostante siano stati molti gli investitori colti sul lato sbagliato del book, a noi pare che il quadro fosse abbastanza chiaro sin dall’inizio per quelli che l’avessero voluto interpretare senza ricamarci sopra: sia i dati economici più recenti che lo scostamento del rendimento dei Treasuries dalla soglia del 3% avrebbero dovuto già mettere sulla buona strada. Sembrerebbe, infatti, che Bernanke stia prendendo molto seriamente in considerazione la possibilità che i lavori del Congresso e del governo Usa possano essere sospesi un’altra volta dalle discussioni sul debt ceiling e certamente sia il fattore politico che le nuove stime al ribasso della Banca centrale americana per il 2013-2014 devono avere influenzato la decisione di non modificare l’attuale politica monetaria. Volendo guardare un po’ più in là, non aver escluso comuque di iniziare il tapering già a partire da quest’anno pur senza averlo ancora programmato, getta comunque dubbi sul fatto che vengano rispettate le previsioni della Fed di una cessazione del QE entro metà del prossimo anno. Siamo insomma ritornati nel loop “bad news is good news”? Non solo, forse questa volta anche le buone notizie potranno essere interpetate come tali. Mentre i mercati assorbono la notizia, c’è sicuramente almeno un banchiere centrale che in questo momento non sta ridendo ed è proprio Mario Draghi. Il super-euro infatti non aiuterà certo le economie europee più in difficoltà che stanno cercando di riagganciare la crescita, per quanto possiamo facilmente pronosticare che vi sarà un calo dei costi di finanziamento dei paesi periferici. Anche la mina-Berlusconi sembra essere stata disinnescata e le probabilità che tolga l’appoggio al governo scemano di giorno in giorno. Sul mercato valutario, le principali monete in queste ore hanno messo a segno un rialzo anche superiore all’1% nei confronti del dollaro Usa, anche se alcuni di questi movimenti sono risultati talmente esplosivi da lasciar aperta la possibilità che nelle prossime sedute si verifichino prese di profitto che potrebbero portare un po’ di volatilità.

La rottura al rialzo di 1,3400 proietta l’EURUSD verso 1,3710 e un eventuale ritracciamento potrebbe trovare supporto a 1,3420. Estremamente forte anche la sterlina che dopo aver superato 1,5740 potrebbe risalire a 1,6370, mentre la debolezza del biglietto verde si riversa totalmente sul cambio contro lo Yen: scivolato sotto 98,40  è pronto a tornare a 97,30.

Michael Hewson, Senior market analyst CMC Markets UK

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