BCE: tassi negativi sui depositi?

Scritto il alle 10:56 da Redazione Finanza.com

Chi segue i mercati segue l’eurodollaro e ieri pomeriggio, il forte movimento a ribasso del cambio, è stato sotto gli occhi di tutti. Il motivo? Alcune dichiarazioni provenienti dalla Banca Centrale Europea che, tramite Coeuré, membro del comitato esecutivo, ha fatto sapere di stare prendendo in seria considerazione l’ipotesi di applicare tassi negativi sui depositi delle banche commerciali che possono utilizzare il circuito messo a disposizione dall’istituto di Francoforte.

Lo invocavamo da tempo, ora potrebbe non servire a molto
La reazione del mercato di fronte a questa dichiarazione ha visto l’euro venduto in maniera abbastanza pesante, per poi andare a recuperare tutta la perdita e tornare sopra area 1.3600, mostrando la continuazione della sua forza intrinseca contro il dollaro americano, ma questo può tradursi in occasioni fornite al mercato per smuovere la bassa volatilità vista negli ultimi giorni scorsi, senza che nulla si tramuti in un movimento a medio periodo derivante dalla formazione di aspettative reali su un eventuale interventismo. Non ancora, per il momento, siamo ancora all’interno delle notizie considerate rumors. Detto questo però, occorre ragionare sul fatto che gli effetti di una decisione del genere potrebbero non risultare importanti come quelli che si sarebbero potuti vedere nel momento in cui la decisione di mandare in negativo i tassi sui depositi fosse stata presa a tempo debito. Ovvero mesi e mesi fa. Applicare tassi negativi significa chiedere alle banche commerciali di pagare per poter effettuare depositi overnight della liquidità in eccesso presso la BCE anziché farli circolare tra gli istituti commerciali e quindi andare a formare una massa monetaria che potrebbe essere utilizzata per effettuare prestiti ad imprese ed a privati. Il rischio è che, data la situazione di sfiducia che si sta trascinando da tempo, il denaro continui comunque ad essere prestato con il contagocce per la paura di non rivederlo restituito e, l’eventuale liquidità in eccesso, potrebbe essere veicolata verso altri tipi di impieghi. Siamo comunque convinti che tagliare i tassi sui depositi rappresenti una decisione corretta, seppur potenzialmente poco efficace allo stato dell’arte attuale, alla quale dovrebbe essere unita l’idea di spostare il tasso centrale del corridoio dallo 0.25% ad una forchetta che potremmo definire americana, tra lo 0% e lo 0.25% non potendo, la BCE, effettuare operazioni di QE (anche se gli LTRO a tre mesi forniscono denaro a tassi bassi alle banche, che comunque non sono obbligate, come dovrebbero essere almeno in parte, a concedere credito alle imprese). Se non esistessero le questioni di potere, anche dei semplici economisti potrebbero essere in grado di sistemare le annosi questioni relative ad euro e crisi nel giro di pochi mesi, ma questa è un’altra storia.

Questione di dati
L’evidenza maggiore dell’incidenza delle pubblicazioni macro in senso stretto di ieri si ha sul dollaro australiano. Riportando quanto comunicatoci, ovvero un tasso di disoccupazione pari al 6%, contro attese di 5.9% ed un precedente 5.8%, con quella che avrebbe dovuto essere una creazione di posti di lavoro di circa 15 mila unità che si è tramutata in una perdita di occupazione per quasi 4 mila persone, la reazione della valuta oceanica appare scontata. Ed infatti, così è stato, come vedremo tra poco nei livelli tecnici. Attenzione alle vendite al dettaglio americane alle ore 14.30, che potrebbero portare ad aumenti di volatilità sui mercati e sul dollaro in generale, oltre che alle ore 11, quando la BCE rilascerà il report mensile che, dopo le dichiarazioni di ieri, dovrebbe comunque essere curato con attenzione in ottica di prevenzione, anche se non dovrebbe impattare molto sugli andamenti valutari e dei listini.

Matteo Paganini, Chief Analyst FXCM

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