La RBA ripropone la forward guidance sui tassi stabili

Scritto il alle 12:20 da Redazione Finanza.com

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Nelle prime ore di contrattazioni sul forex, l’USD ha ceduto un po’ di terreno ma la ripresa delle altre valute del G10 è stata marginale. La persistente e diffusa forza dell’USD è stata sostenuta dal PMI manifatturiero USA, salito a 59,0 punti, la cui componente nuovi ordinativi, attestatasi a 65,8 punti, è risultata particolarmente robusta.

La solidità del dato USA diverge dai rilevamenti più deboli in Europa e Cina. In effetti, l’indebolimento dell’inflazione e della crescita in Europa fa aumentare la posta in gioco alla riunione della BCE di giovedì.

La decisione della BoJ della settimana scorsa di adottare un QQE2 continua a far scendere lo JPY. Dopo il rally dell’1,43% di ieri fino a quota 114,05, l’USD/JPY è sceso a 113,28, malgrado l’apertura in rialzo del Nikkei.

L’EUR/USD è salito a 1,2531, ma da allora è risceso a 1,2502. L’AUD/USD ha avuto un andamento a singhiozzo, scendendo inizialmente a 0,8646 per poi risalire a 0,8735, dopo che la RBA ha mantenuto la guidance sui tassi d’interesse e la valutazione sul tasso di cambio.

La coppia GBP/USD è passata di mano nella fascia compresa fra 1,5965 e 1,6003. Per quanto riguarda i mercati valutari dei paesi emergenti, il won sudcoreano (KRW) ha recuperato parte del terreno perduto (l’inflazione sudcoreana si è attestata all’1,2% a/a a ottobre), mentre il calo del ringgit malese (MYR) è stato limitato, in scia alle voci di un intervento della banca centrale.

La notizia che l’Arabia Saudita si accingerebbe a ridurre il prezzo del petrolio ha fatto indebolire il settore energetico, come pure le valute legate alle materie prime, quali CAD e NOK. I rendimenti dei decennali USA sono riscesi da un massimo pari al 2,38% al 2,33%.

Gli indici azionari asiatici hanno guadagnato diffusamente alla riapertura del Nikkei, che ieri era rimasto chiuso per festività; l’indice nipponico ha guadagnato il 2,73%, l’Hang Seng lo 0,12% (mentre scriviamo) e Shanghai mostra una tendenza al rialzo a +0,6%.

Man mano che ci avviciniamo all’apertura dei mercati in Europa, la propensione al rischio sembra però venir meno. Per quanto riguarda sviluppi positivi per la propensione al rischio, i media riferiscono che i leader dell’Eurozona stanno valutando una strategia per permettere alla Grecia di uscire dal piano di salvataggio in atto da quattro anni alla fine del 2014, convertendo i quasi 11 miliardi di fondi inutilizzati in una linea di credito per la Grecia quando il paese tornerà ad accedere ai mercati di capitale.

In Australia, come ampiamente previsto, la RBA ha lasciato invariato il suo tasso d’interesse di riferimento al minimo storico del 2,50%. Nel complesso, il comunicato è risultato quasi identico a quello del mese scorso.

La RBA ha ribadito la sua impostazione neutrale, riproponendo la forward guidance sui tassi d’interesse. La banca centrale ha dichiarato che, “sulla base degli indicatori attuali, il corso più prudente probabilmente è un periodo di stabilità dei tassi d’interesse”.

Per quanto riguarda il tasso di cambio, il tono è stato un po’ più forte, si legge, infatti, che “il dollaro australiano rimane sopra gran parte delle stime sul suo valore di mercato, considerando soprattutto l’ulteriore flessione dei prezzi di materie prime chiave negli ultimi mesi”. Sono stati eliminati i riferimenti alla volatilità dei dati sul mercato occupazionale.

La RBA è intervenuta l’ultima volta sul tasso di cassa più di un anno fa e ormai ha superato le previsioni iniziali sul primo rialzo del tasso. La RBA (insieme ai regolatori della banca) ha compiuto aggiustamenti per contribuire a raffreddare il mercato immobiliare, anche se mantenere i tassi al minimo storico del 2,50% potrebbe riaccendere l’inflazione sul mercato immobiliare. Il numero totale degli australiani occupati è settembre è sceso di 24.400 unità e il tasso di disoccupazione si è attestato al 6,2% rispetto al 6,1% del rilevamento precedente.

L’AUD si è rafforzato marginalmente in scia alla decisione, ma il rialzo dovrebbe essere limitato in vista della decisione della BCE per effetto delle più ampie strategie tattiche di trading.

Sempre in Asia, l’indice neozelandese ANZ sui prezzi delle materie prime a ottobre è sceso allo 0,8%, dopo la flessione dell’1,3% del mese scorso, invece i prodotti caseari sono cresciuti marginalmente (stanotte saranno diffusi anche i risultati dell’asta di Fonterra). Il PMI manifatturiero definitivo giapponese è stato rivisto al ribasso, a 52,4 punti a ottobre rispetto ai 52,8 punti delle stime preliminari.

Oggi non ci sono tanti appuntamenti in calendario. Gli operatori del forex monitoreranno il dato sulla disoccupazione in Spagna, previsto in rialzo di 73K unità e il PMI costruzioni di ottobre nel Regno Unito, visto in calo da a 63,5 punti. Negli USA sono previsti gli interventi di Kocherlakota, presidente della Fed di Minneapolis, Lacker, presidente della Fed di Richmond, e Rosengren, presidente della Fed di Boston.

Analisi a cura di Swissquote

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