Prove di decorrelazione

Scritto il alle 09:57 da Redazione Finanza.com

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Dopo un inizio di settimana relativamente tranquillo sui mercati finanziari abbiamo vissuto ieri una giornata che ci ha offerto la pubblicazione di buoni market mover che, come da attese, si sono rivelati forieri di volatilità quantomeno di breve, all’interno di una settimana che, e lo ribadiamo, sarà caratterizzata dal Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti e poi dal Black Friday; eventi questi ultimi che, oltre a portare a modifiche ai normali orari di contrattazione sui mercati, condurranno a diminuzioni della liquidità e quindi ad un finale di settimana tendenzialmente meno volatile. E se la mattinata non ha vissuto di particolari sussulti – con la release sul Pil della Germania,  che su base trimestrale ha confermato il  +0,1%, con un +1,2% annuale in perfetta linea con i dati precedenti e  il discorso del Governatore della Bank of England Mark Carney, il quale non ha comunicato grosse novità –  il pomeriggio invece è stato decisamente più denso: in primis il Prodotto Interno degli Stati Uniti, atteso ad un +3,3% su base trimestrale e rilasciato addirittura con un +3,9% seguito dal dato sulla Fiducia dei Consumatori Usa in decisa flessione fino a 88,7. Da un punto di vista del riflesso dei prezzi l’operatività è stata tutt’altro che agevole: se infatti fino alle release delle 14.30 il mercato appariva in ottima sintonia dollaro-centrica, con un biglietto verde generalmente comprato e cambi valutari originali che ben avevano reagito sui principali punti di resistenza/supporto in ripresa dei trend principali, dopo quel momento si sono invece visti veri e propri fenomeni di decorrelazione che hanno consentito al dollaro americano di perdere terreno in particolare contro euro e sterlina, con Borse che sono andate a ripiegare seppur in modo non clamoroso. Dal punto di vista squisitamente del mercato valutario si è dunque andata a delineare una situazione che vede:  l’euro ed il pound come valute in potenziale rafforzamento nei confronti del greenback, uno yen ancora relativamente debole ma non in grado di essere ad ora ampiamente venduto per la rivisitazione dei punti di massimo e il raggiungimento di area 120, le divise oceaniche in nuovo e marcato deprezzamento ed un dollaro canadese che si mantiene interlocutorio e fondamentalmente sostenuto da discreti dati provenienti dal fronte macro. Situazione non chiara anche dal punto di vista del franco svizzero che, ad ora, è discretamente allineato alla situazione dell’euro; ricordiamo peraltro che oggi terremo il webinar educativo avanzato che  farà proprio il punto sull’attuale situazione del franco svizzero, con particolare riferimento al sorvegliato speciale Eurofranco. Non a caso ieri scrivevamo questo: “Il dollaro americano si è mantenuto sostanzialmente sui punti di massimo, ma non vi sono state da un punto di vista tecnico delle decise ripartenze del trend in atto che vede il biglietto verde ancora in una posizione di grande forza; a tal proposito, occorrerà ancora vagliare con grande attenzione i temporanei disallineamenti dalla dinamica dollaro centrica che sono andati articolandosi in modo particolare durante la scorsa settimana.”  Beh le conferme sono arrivate con perfetto timing ed a maggior ragione invitiamo a porre estrema attenzione ad un focus correlativo, quanto più concentrarsi sui singoli quadri tecnici al fine di ricercare i punti statici sui quali operare all’interno delle situazioni tecniche migliori. Continuiamo a considerare la forza di Borse che ad ora paventano solo potenziali segni di reversal ma che sono ben lungi dalla violazione di supporti significativi in grado di condurre a potenti e remunerativi sell off, mentre sul fronte delle commodities una nota va riservata al petrolio. Questo giovedì a Vienna infatti si terrà la riunione dell’OPEC per deliberare sulla probabile decisione di tagliare la produzione di greggio al fine di sostenere i prezzi in caduta libera; alcuni rumours che descriverebbero di dissidi all’interno del board dei paesi produttori e, di fatto, una maggiore probabilità che tali tagli non vengano messi in campo hanno già ieri portato a repentini movimenti al ribasso che dunque potranno acuirsi drammaticamente nel finale di settimana. Se infatti da un lato i tagli alla produzione potranno oggettivamente consentire una ripresa della quotazione è pur vero che, vista il crescente ruolo degli USA nel macinare milioni di barili al giorno, i paesi in questione potrebbero vedere scendere la propria quota di mercato con effetti perfino più lesivi per le rispettive economie. Massimo alert quindi su WTI e Brent.

EurUsd

Ieri discutevamo a proposito dell’impostazione del grafico a 4 ore nel quale ben visibile era l’area di 1,2445 nel senso di consentire delle ripartenze del trend al ribasso; quete di primo acchito vi sono state senza però condurre al raggiungimento degli auspicati livelli in area  1,2395 per la messa dello stop loss ad un livello di breakeven  e il livello dei minimi a 1,2360 come il primo per contemplare le prese di profitto. Movimento poi giratosi in superamento del primo livello citato per i target contenuti a 1,2475 e area 1,2505 che ora apparirebbe verosimile. Da valutare dunque sono gli stappi di volatilità che interromperanno la congestione notturna per la ricerca proprio di 1,25 che, se superato, può farci guardare ad area 1,2545 precedente al ben più rilevante 1,2580. Se il breakout della volatilità dovesse essere ribassista saremo prudenti nell’attendere nuovi perforamenti sotto 1,2445 per la rivisitazione dei livelli attenzionati ieri.

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Davide Marone
DailyFx Analyst di FXCM

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