Draghi spinge chi dissente dal QE a farsi da parte

Scritto il alle 13:46 da Redazione Finanza.com

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Alla riunione del 4 dicembre, la BCE ha mantenuto lo status quo. Chi aveva previsto l’annuncio di un QE è rimasto deluso. Essenzialmente è questo ad aver generato il rally dell’EUR durante l’intervento di Draghi di ieri. Vale comunque la pena di segnalare che il comunicato è stato molto accomodante, anche se non abbastanza da soddisfare l’appetito degli orsi dell’EUR. Mario Draghi non ha evitato di parlare di un potenziale QE, e si è impegnato a procedere a nuovi stimoli entro il primo trimestre del 2015 in caso di necessità. Inoltre, la BCE sta già espandendo il suo bilancio attraverso le TLTRO, e gli acquisti di obbligazioni garantite e di ABS. Da quando la BCE ha annunciato gli acquisti di debito privato a ottobre, sono stati aggiunti al bilancio bond garantiti per un valore pari a 17,801 miliardi di euro e ABS per 368 milioni di euro. A dicembre ci sarà la seconda tornata di operazioni TLTRO. Vista la delusione considerevole di settembre (prestiti per 82,60 miliardi di euro), non prevediamo che l’intervento di dicembre possa segnare una svolta. La stima sul PIL del terzo trimestre, pubblicata stamattina, ha rispettato le attese; nel terzo trimestre, gli investimenti fissi lordi si sono contratti più rapidamente, a un ritmo dello 0,3% (rispetto al -0,2% previsto), la spesa pubblica e i consumi delle famiglie sono lievemente migliorati. Per quanto la conferenza stampa della BCE sia stata leggermente meno accomodante del previsto, tutti i segnali puntano al lancio di un programma di acquisto di bond statali. Il commento franco di Draghi sul fatto che non avrà bisogno di una decisione unanime per attivare la politica è stato un messaggio esplicito ai dissenzienti del QE e rimuove l’ostacolo principale per passare all’azione. Ecco perché continuiamo a prevedere l’annuncio di un QE entro il primo trimestre del prossimo anno.

L’EUR/USD si è ripreso dal nuovo minimo di 2 anni, a quota 1,2280, risalendo a 1,2456 dopo l’intervento di Draghi, anche se il calo dello spread fra i rendimenti dei decennali di Spagna e Germania racconta una storia più veritiera. La mancata chiusura dell’EUR/USD sopra 1,2435/50 (pivot MACD / media mobile a 21 giorni) nella giornata della BCE conferma il sentiment negativo attorno all’EUR/USD. La coppia deve affrontare un’altra sfida prima della campanella di chiusura settimanale, ovvero i dati sul lavoro negli USA. I mercati dei future continuano a operare molto vicino al valore teorico (base valutaria incrociata vicino allo zero), quindi possiamo dire con sicurezza che gli operatori monitorano scrupolosamente le divergenze nelle politiche delle banche centrali. Qualsiasi sorpresa positiva dagli USA dovrebbe quindi cancellare l’entusiasmo rialzista di ieri per l’EUR/USD e ripristinare un tono ribassista per la prossima settimana. Sotto 1,2400 le scommesse per le opzioni sono nettamente negative, sopra questo livello si mescolano.

Natale anticipato per la BNS

Fra chi ha gioito per l’esito dell’ultima riunione di quest’anno della BCE c’è indubbiamente la Banca Nazionale Svizzera (BNS). Poiché la BCE non ha annunciato un vero e proprio QE, è stata evitata un’immediata debolezza dell’EUR, con un conseguente rinvio delle pressioni sulla soglia dell’EUR/CHF. Ciò nonostante, guardando il movimento sul prezzo di oggi, il sollievo non durerà a lungo. I dati pubblicati oggi dalla BNS indicano che l’intervento sul forex di novembre è stato inferiore alle attese. Le riserve in valuta straniera della BNS sono aumentate da 460,4 a 462,4 miliardi di franchi (rispetto ai 465,5 mld previsti), un minimo non clamoroso se pensiamo alle forti pressioni sulla soglia a 1,20 prima del referendum svizzero sull’oro. Fortunatamente, la credibilità della BNS rimane intatta dopo il “no” al referendum del 30 novembre, fatto che induce gli speculatori ad andare lunghi sull’EUR/CHF, nella speranza di intercettare un rapido intervento sul forex sotto quota 1,2020. IL prezzo pagato dalla BNS per difendere la “base minima” è dunque basso, la correlazione fra l’EUR/USD e l’EUR/CHF è tornata a essere negativa (-10%). Anche se il QE della BCE costringerà la BNS a difendere la base minima a un prezzo molto più elevato a partire dal prossimo trimestre, per il momento la BNS si gode questo Natale anticipato.

EUR/USD sentiment remains bearish

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Ipek Ozkardeskaya

Market Analyst di Swissquote

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