Borse recuperano dopo una seduta al cardiopalma, Russia sotto shock

Scritto il alle 19:14 da Redazione Finanza.com

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Respirano i listini azionari europei dopo i recenti cali, in una seduta contrassegnata dall’alta volatilità. Durante la seduta abbiamo assistito a repentini cambiamenti di fronte, con gli indici che si sono mossi in un ampio trading range, segnale questo che l’incertezza rimane alta tra gli operatori. Al centro dell’attenzione degli investitori è rimasta la Russia. Le vendite sul rublo sono riprese ben presto questa mattina, nonostante la manovra estrema della Banca centrale che nella notte ha alzato i tassi di interesse di 650 punti base, portandoli al 17% dal precedente 10,5%. È il rialzo più importante dalla crisi del 1998 e il sesto da inizio anno. La manovra non ha sortito effetto. Nel primo pomeriggio, la speculazione su un possibile default del Paese ex Unione Sovietica è stata forte al punto da portare il rublo verso nuovi minimi storici sia verso euro che verso dollaro, con una variazione giornaliera negativa quasi del 43%.

Il cambio Usd/Rub è schizzato verso 84, mentre quello Eur/Rub è salito a 105,60, salvo poi rientrare verso i livelli di chiusura di ieri. I prezzi fatti segnare oggi erano semplicemente impensabili fino a pochi giorni fa.

Probabilmente il mercato sta ragionando oltre che al semplice calo delle quotazioni petrolifere e inizia a mettere in conto che questo stato di tensione possa degenerare presto in un vero e proprio stato di crisi finanziaria simile a quello del 1998.

I rendimenti sui titoli di Stato russi sono schizzati oltre il 16%, superando i massimi del 2001. La Banca centrale guidata da Elvira Nabiullina ha fatto sapere che ci saranno nuove manovre accanto al rialzo dei tassi in grado di ostacolare il deprezzamento della valuta nazionale.

A farne le spese è l’oro. Non solo la Russia, ma anche altre Banche centrali di Paesi Emergenti, le cui valute sono finite sotto pressione nelle ultime ore, stanno mettendo le mani sulle proprie riserve di oro per cercare di difendere le valute nazionali.

I riflessi non si sono fatti attendere. Nonostante le tensioni, il prezzo dell’oro è sceso ai minimi da oltre una settimana. Intanto sul mercato gli investitori continuano a comprare protezione. I rendimenti sul Bund, percepito come asset sicuro nei momenti di tensione, sono scesi ai nuovi minimi storici, in area 0,57%. Ben comprati anche i Treasury, i cui rendimenti sono scesi ai minimi da metà ottobre.

Grecia e FOMC sotto la lente
Domani intanto sarà un’altra seduta al cardiopalma. Gli investitori terranno l’attenzione rivolta alla Grecia, dove il Parlamento darà seguito al primo round per eleggere il presidente della Repubblica.

Sebbene sia già in parte scontato che non si raggiunga il consenso necessario per eleggere Stavros Dimas (proposto dal premier Samaras), potremmo assistere a un’escalation di tensioni sulla periferia della zona euro.

In serata poi, l’attenzione si sposterà negli Usa, dove la Fed sarà chiamata a pronunciarsi sulla politica monetaria. Non sono attese variazioni di rilievo se non nel linguaggio utilizzato dalla Fed nel comunicato, che potrebbe essere meno accomodante.

Crediamo che la Banca centrale possa fare esplicito riferimento alle recenti turbolenze sui mercati e ai rinnovati timori sulla crescita globale come potenziali fattori esogeni di rischio per la crescita Usa. Questo potrebbe garantire lo slittamento del rialzo dei tassi di interesse. Se ciò non dovesse accadere, i recenti cali di borsa potrebbero proseguire per tutto il periodo natalizio.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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