Borse timide, Fed e inflazione Germania pesano sui listini in vista dei dati sul Pil Usa di domani

Scritto il alle 18:15 da Redazione Finanza.com

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È stata una seduta incerta per le borse europee che hanno in parte risentito dell’effetto della Fed e in parte dei dati macro rilasciati oggi in Europa. Sebbene la seduta fosse partita male, i mercati erano riusciti a recuperare terreno.

Nel pomeriggio sono stati, però, i dati tedeschi a riportare l’incertezza. Le figure sul tasso d’inflazione preliminare di gennaio hanno registrato un calo dell’1% m/m, mentre il dato tendenziale si è attestato a -0,3%. Si tratta del dato più basso dal 2009. Nonostante la BCE abbia annunciato un QE massiccio la scorsa settimana, gli investitori temono che questa misura possa non bastare per riportare la crescita dei prezzi al consumo intorno al 2% nel medio-lungo periodo.

Ai mercati finanziari è mancata anche la spinta della Federal Reserve. Nel comunicato di ieri sera, la Banca centrale statunitense ha mostrato un atteggiamento meno accomodante rispetto alle attese degli operatori, mettendo in risalto la solidità della ripresa e del mercato del lavoro statunitense. Il rallentamento dell’inflazione e il forte apprezzamento del dollaro non costituiscono un problema.

Intanto Atene ha tentato un rimbalzo, con l’indice generale che ha chiuso a +3,2%. Certo che si tratta di un timido tentativo di recupero dopo i forti cali delle ultime sedute (-9,2% solo ieri). Le tensioni non hanno abbandonato, però, il comparto governativo, dopo che Standard&Poor’s ieri ha posto il rating del Paese in credit watch negativo.

Il rendimento sul titolo a 10 anni ha terminato in area 10,40%, dopo che questa mattina aveva superato soglia 11%. Continuano a rimanere sotto pressione le scadenze più a breve termine, con il rendimento sul titolo a 3 anni che ha superato il 17%.

L’effetto Grecia si è fatto sentire anche sulle aste italiane di questa mattina. I rendimenti sulle scadenze BTP a 5 e 10 anni hanno aggiornato i nuovi minimi storici, sebbene siano lontani dai minimi visti sul secondario solo qualche giorno fa. Questo ha favorito una domanda molto solida da parte degli operatori.

L’attenzione degli operatori si sposta ora a domani, quando sarà resa nota la prima stima del Pil Usa del 4° trimestre dell’anno. Secondo il consenso, la crescita dell’economia dovrebbe essersi attestata a +3,2% annualizzato.

Importanti saranno anche le figure sul costo del lavoro, dato chiave per capire la dinamica dei salari. Oggi, intanto, i sussidi settimanali di disoccupazione hanno toccato il livello più basso degli ultimi 15 anni, anche se questo dato potrebbe aver risentito delle festività Usa della scorsa settimana.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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