La Grecia deve uscire dall’euro

Scritto il alle 19:17 da Redazione Finanza.com

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Questa settimana la Grecia ha sottoposto all’esame dei creditori una lettera di sei pagine contenente la lista dei buoni propositi per trovare una soluzione ai gravi problemi del paese. Tasse, finanze pubbliche, pensioni, lotta alla corruzione, riforma del sistema bancario, non manca nulla nel piano di azione del nuovo governo greco.

Non manca nulla se non i numeri. Sei pagine e gli unici numeri riportati sono “la riduzione da 16 a 10” del numero dei ministri. Ma un piano se non ci sono numeri non è un piano, e in questo non ci sono nemmeno le date. Nella lettera del governo greco si leggono tanti buoni propositi, alcuni dei quali esportabili in molti altri paesi europei, Italia in testa: rimozione delle barriere alla competività, riforma della giustizia, istituzione di una centrale acquisti per la pubblica amministrazione. Ma si legge anche di un paese che, apparentemente per la prima volta, si rende conto di essere indietro di trent’anni rispetto ai pricipali paesi d’Europa.

Ed ora cosa succederà? La lista, nessuno pare osi chiamarla piano, è già stata approvata dall’Eurogruppo che considera l’elenco di misure “sufficientemente ampio”. Ora la parola passa ai Parlamenti di quegli stati, come la Germania, dove è richiesto l’obbligo di pronuncia attraverso voto. Ma anche qui l’esito pare scontato.

Il ministro delle finanze tedesche Schauble ha scritto al presidente del Parlamento Federale una lettera ripresa dai quotidiani tedeschi, nella quale il ministro invita a votare a favore del prolungamento degli aiuti ad Atene. Un colpo di scena degno della tradizione del teatro greco: sia per l’apertura da parte di chi è stato sino ad oggi un falco nelle politiche di rigore monetario, sia per il fatto che la lettera di Schauble è stata scritta prima ancora di aver letto quella di Atene. D’altra parte c’è anche chi scrive che la lettera sia stata in realtà redatta dalla Commissione Europea e il ministro Varoufakis si sia limitato ad imbucarla.

Tutto già scritto e serenità sui mercati? Niente affatto.

1. Il ministero greco dell’energia Panagiotis Lafazanis rimette in discussione la privatizzazione parziale dell’operatore della rete elettrica Admie (a cui era anche interessata Terna).
2. Yanis Varoufakis, a margine della lettera ovviamente, conferma che ci saranno seri problemi nel ripagare le rate del debito al FMI e alla BCE in luglio.
3. Lo stesso ministro delle finanze, con un colpo di teatro, invita la BCE a versare al FMI i 2 miliardi di profitti generati sui bond greci a pagamento parziale del debito della Repubblica Greca.

Si fa fatica a credere che a luglio i creditori concederanno altri 20 miliardi ad Atene e la BCE reintrodurrà la deroga sui titoli di stato tornando ad acquistare debito greco.

La Grecia quindi non può più restare nell’euro e deve essere gestito un piano per un default “pilotato”. Se rimanesse nell’euro il rischio di trascinare nel baratro paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Francia sarebbe troppo alto. L’unico scenario possibile per la Grecia è l’uscita dalla moneta unica che, per quanto traumatica per il paese, la sua gente e per tutta l’Europa, oggi è l’unica strada perseguibile.
Gian Paolo Bazzani,
Ad Saxo Bank Italia

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5 commenti Commenta
bano
Scritto il 28 febbraio 2015 at 05:14

Stampare dracme,senza la possibilità di convertirle in euro,pagare cedole dei titoli di stato greci e stipendi pubblici in valuta greca questa soluzione semplicissima risolverebbe tutti i problemi del debito pubblico non solo greco ma di molti paesi indebitati nella UE.
basterebbe infine mettere una franchigia sugli stipenidi che,al di sopra dei tremila euro.riceverebbero la parteeccedente in valuta nazionale.
Inoltre si cristallizzerebbe il debito con divieto di emetterne altro se non il rinnovo di quello in scadenza.
Eventuale nuovo debito potrebbe essere emesso solo in valuta nazionale ,ma con le cedole al tasso 1% in euro.in questo modo si evita la svalutazione della valuta nazionale rispetto alla valuta UE.
TEMPO DIECI ANNI ED IL PROBLEMA DEBITO PUBBLICO SARÀ SOLO UN RICORDO.

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massimo84
Scritto il 28 febbraio 2015 at 09:47

euro o dracma
con inflazione 0, se va bene,
gli stipendi pubblici, e non solo, devono schiacciarsi parecchio

3000 euro mensili sono pura follia

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atomictonto
Scritto il 28 febbraio 2015 at 11:27

La domanda é: “sarà mai la Grecia una risorsa per la UE?”

La risposta é: “No, la Grecia sarà probabilmente un problema per la UE per i prossimi 30 anni”.

Quindi perché continuare l’agonia, come il bimbo con il dentino da latte che dondola e non lo si vuole cavare?

La Grecia torni a stamparsi la sua moneta, che crollerebbe a 10-15 eurocent in poche sedute, si faccia il suo percorso di penitenza verso condizioni Tunisine e poi al massimo ci penserà la popolazione, con una violenta rivoluzione a armata, a crearsi il suo “brillante futuro” come negli anni ’70 con la “grecia dei colonnelli”.

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bano
Scritto il 28 febbraio 2015 at 14:19

massimo84@finanzaonline,

questo dei 3000 euro /mese è un esempio tipo che serve a riportare verso il basso tutti quei megastipendi di boiardi statali,supermanager strapagati,vitaliziari rincoglioniti,onorevoli condannati,presidenti o ex di qualche ente abissino, ecc eccc che prendono soldi senza fare una minkia.. se a tutta questa gente metti in mano lire,questi accumuleranno sul suo cc qualche miliardo in vari anni e poi saranno obbligati e costretti a spenderlo o donarlo a comuni o imprese gratis …. questa condizione non si verifica certo per l’operaio che prende 1000 euo al mese,di certo a lui lire in mano non ne verranno mai nemmeno quando spende quei pochi euro che prende ,dato che se pago in euro,il resto deve essere in euro e non in lire .

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massimo84
Scritto il 28 febbraio 2015 at 15:19

avevo intuito che fosse una cifra per indicare un taglio pesante agli stipendi e mettere il tetto molto, molto più basso.
la stessa cose deve avvenire in Italia e in tutti i paesi con inflazione 0
anche in Germania quindi

se c’è una classe apicale così
c’è un ceto di elettori disposto a tutto per fott.ere soldi pubblici

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