Per Eur/Usd la parità è solo questione di tempo, i gestori mondiali scelgono l’azionario europeo

Scritto il alle 19:09 da Redazione Finanza.com

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Volano le borse europee questo pomeriggio alimentate dal Quantitative Easing della Bce. Debole, invece, Wall Street, che non riesce a tenere il passo dei listini europei, nonostante il tonfo di ieri. L’Europa, grazie al QE, sembra avere una marcia in più. Da inizio anno il nostro Ftse Mib (ai massimi da febbraio 2011) registra una performance di +20%, il Dax di +22%, mentre il Dow Jones e l’S&P500 segnano entrambi un -1% circa. Più vicina alle performance di Wall Street, il Ftse 100 di Londra, complice anche qui l’attesa di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England.

L’aspettativa di una politica monetaria restrittiva da parte della Fed intimorisce i grandi gestori che vedono più di appeal i mercati azionari europei, periferici in particolare, rispetto a quelli Usa. Nella zona euro, molti titoli sono sottovalutati e presentano delle potenzialità di crescita importanti, a tal punto da superare anche il potenziale effetto negativo derivante dal cambio per i gestori fuori dalla zona euro. Per questo nelle ultime settimane abbiamo assistito a forti flussi in acquisto sull’equity europeo. La stessa cosa, però, non può dirsi del comparto obbligazionario governativo. La ricerca spietata dei rendimenti sta spingendo molti operatori a posizionarsi sui Treasury, che a parità di scadenze, garantisce un rendimento superiore a qualsiasi Paese della zona euro, fatta eccezione per la Grecia.

Alla luce di ciò, sul comparto azionario la strategia per il 2015 vede protagoniste le borse europee. L’Italia potrebbe fare da portabandiera a questo rally, dato che il Dax sta già viaggiando su massimi storici, mentre per il nostro indice c’è ancora molto spazio di recupero. Qualche difficoltà in più potrebbe interessare la Spagna, alle prese con il voto a novembre. L’eventuale ascesa al potere del partito anti-austerità, Podemos, già primo nei sondaggi, potrebbe penalizzare l’Ibex.

Valute, Eur/Usd per la parità è solo questione di tempo
Tra le valute, ancora una seduta di passione per l’Euro, che ha continuato a perdere terreno verso le principali valute mondiali. Il cambio Eur/Usd ha toccato 1,0557, nuovo minimo da marzo 2003. Il primo target rimane a 1,05, ultimo baluardo prima che si giunga alla parità. Ormai è solo questione di tempo. I dati più importanti della settimana saranno resi noti domani, quando dagli Usa arriveranno le figure sulle vendite al dettaglio di febbraio. Il dato è cruciale e solo figure deludenti potrebbero affievolire i timori di un rialzo dei tassi a giugno da parte della Fed. Il forte ipervenduto degli ultimi giorni potrebbe determinare risalite importanti verso area 1,08. I rialzi saranno solo temporanei. La parità del cambio potrebbe essere raggiunta tra i meeting di giugno e settembre della Fed. Questa eventualità apre di fatto la strada anche per un cambio Eur/Usd sotto la parità, evento questo che non accade da novembre 2002.

Materie prime sotto pressione per super dollaro
Male le commodity, penalizzate dal dollaro forte. L’oro questo pomeriggio ha aggiornato i nuovi minimi da dicembre 2014, arrivando in area 1.147 dollari/oncia. Il trend ribassista del metallo giallo potrebbe non essere finito qui. Ci aspettiamo che i prezzi possano presto giungere verso 1.130 dollari (minimi di novembre scorso). La tenuta di questo livello sarà strategica per evitare un crollo delle quotazioni verso 1.100 dollari. Forte calo anche per il petrolio. Il WTI ha aggiornato i minimi da fine gennaio a 47 dollari. Oltre che la forza del dollaro, l’oro nero è stato penalizzato anche dal dato sulle scorte settimanali di greggio statunitense, che hanno registrato il 9 rialzo consecutivo, con il livello totale delle scorte che ha aggiornato i nuovi massimi da oltre 80 anni, poco sotto 450 milioni di barili.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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