Portare civette ad Atene non salverà la Grecia

Scritto il alle 17:50 da Redazione Finanza.com

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Giocando per una volta con la teoria del complotto, avevo dichiarato che la ormai famigerata lettera di intenti presentata dalla Grecia all’Eurogruppo era stata scritta sotto la dettatura della BCE. Una provocazione, ovviamente. A dire il vero, a leggere le reazioni delle istituzioni a quello che invece doveva essere il dettagliato piano di riforme – di fatto l’applicazione di quanto presentato nella lettera di cui sopra – non sembra più solo una provocazione. Quando è venuto il momento di fare i compiti a casa, e quindi a pensare in modo autonomo, pare proprio che la Grecia sia stata tutt’altro che diligente.

Lunedì il presidente dall’Eurogruppo, secondo quanto riportato da Bloomberg, ha definito il piano di riforme come incompleto e che la cui attuazione richiederà comunque “tempi lunghi”. La stampa internazionale parla di un piano approssimativo e pieno di provvedimenti folcloristici: dall’utilizzo di studenti come spie per combattere l’evasione fiscale fino a lotterie cui partecipare con gli scontrini fiscali. Incalzato a rispondere alle critiche, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha dichiarato di aver presentato un primo elenco di sette riforme, volutamente incompleto, e che altre ne seguiranno. Mancava solo che dicesse che i compiti li aveva fatti ma il gatto li ha mangiati.

A questo punto, la posizione greca da difficilmente sostenibile passa a pieno titolo allo status d’incomprensibile. Perché presentare un piano così raffazzonato? Un esercizio inutile, come portare “civette ad Atene” per dirla con il commediografo Aristofane, con punte di ridicolo se non ci trovassimo così vicini alla tragedia.

Provo a darmi una spiegazione e a tracciare le conseguenze:

– si tratta di una provocazione del governo greco, un maldestro tentativo di prendere tempo – che non c’è – e spostare l’insoddisfazione popolare verso le istituzioni creditrici. In questo senso si può leggere l’avvio della polemica con la Germania per il risarcimento dei danni di guerra, richiesta che peraltro non è del tutto illegittima

– la Grecia ha perso quella poca credibilità che godeva da parte delle istituzioni internazionali, soprattutto riconosciuta nei confronti del ministro Varoufakis e del suo curriculum di docente universitario

– Commissione Europea ed Eurogruppo affermano non ci sarà alcun ulteriore aiuto alla Grecia fino a che il piano di riforme non sarà approvato e ne sarà avviata l’applicazione

– la BCE conferma che ricomincerà ad accettare bond greci in garanzia solo quando saranno rispettati gli impegni presi nel piano concordato con i creditori

– il governo ha perso gran parte del consenso interno figlio di una campagna assolutamente populista che ora è impossibilitato a perseguire

– si parla di un referendum in Grecia chiesto dalle componenti più radicali ma che a dire del governo non sarebbe sulla permanenza o meno nell’euro ma piuttosto sulle misure da adottare per uscire dalla crisi

– la rabbia e la disperazione della popolazione evocano brutti scenari, dall’ascesa di Alba Dorata in caso di dimissioni “forzate” dell’attuale governo fino a ipotesi di insurrezione. Meno di cinquant’anni fa, un colpo di stato portò alla dittatura dei Colonnelli e ce ne vollero sette per vedere la nascita della Repubblica Ellenica e il ritorno alla democrazia.

A questo punto, ed è qui che forse il governo greco intendeva arrivare, non si tratta di economia ma di evitare la guerra civile. Senza aiuti nel breve termine, il governo deve gestire questo mese la restituzione di 1,5 miliardi di euro al FMI e rifinanziare parte dei 3,2 miliardi di euro di bond in scadenza, rischiamo di vedere la Grecia in fiamme. Il default pilotato e l’uscita dall’euro suggeriti da qualche settimana rimangono la mia unica proposta.

E i mercati? L’azionario europeo, quello americano ieri ha azzerato tutta la crescita del 2015, si muove in modo quasi euforico mentre quello dei bond, da sempre dai costumi più castigati, è più scettico sulla soluzione della crisi greca. Il tasso a tre mesi è salito a 2,7%, in crescita di venti punti base dall’ultima asta e la curva dei rendimenti greci mantiene una conformazione ad alto rischio con i tassi più alti sulle scadenze 3-5 anni rispetto alle scadenze di 10 anni e oltre. Il mercato obbligazionario sembra quindi scontare un evento drammatico entro 2/3 anni.

Gian Paolo Bazzani
Ad Saxo Bank Italia

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