Turchia: persa o ritrovata?

Scritto il alle 14:55 da Redazione Finanza.com

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Considerando che:

• il premio per il rischio delle elezioni turche è attualmente sovrapprezzato,

• proseguono i consistenti investimenti Cinesi in Turchia con lo sviluppo della Via della Seta,

• il ritardo della scalata dei tassi Fed rilancia i mercati emergenti

Gli asset turchi possono essere sottovalutati in questo momento, ma investire non significa seguire la massa – significa piuttosto anticiparla.

Sto scrivendo sulla via del ritorno in Danimarca dal mio terzo viaggio di quest’anno in Turchia, e lungo la strada mi ritrovo a chiedermi: perché i prezzi degli asset turchi sono così bassi? In un mondo di bassi rendimenti combinati a costose valutazioni azionarie, la Turchia offre grandi opportunità. Leggendo le analisi internazionali riguardo la Turchia si trova sempre come principale fattore negativo il rischio politico, ovviamente insieme al test determinante costituito dalle elezioni dell’1 Novembre…

Ma la lezione da trarre dalle elezioni del 2015 non dovrebbe essere piuttosto quella di un premio per il rischio troppo elevato?

La vita va avanti

Il filo conduttore di queste elezioni 2015 sembra essere costituito, fino a questo momento, dal fatto che al termine delle votazioni la situazione rimanga immutata. Anche i partiti populisti appaiono adattarsi ai risultati delle elezioni, o rientrando direttamente all’interno di una coalizione debole oppure supportandola indirettamente.

La seconda lezione è ovviamente data dal fatto che i governi in carica tendano a restare al potere seppur indeboliti, non tanto perché gli elettori condonino le loro politiche o approvino i loro risultati, quanto piuttosto per la mancanza di reali alternative.

In altre parole la mia teoria secondo cui in un contesto di bassi livelli di crescita, aspettative e inflazione la politica non abbia (e non debba avere) quasi alcun impatto sull’economia, sembra essere confermata fino a questo momento.

Se questo presupposto è corretto – se quindi le elezioni raramente impattano sulle dinamiche dell’economia e delle imprese – dovremmo aspettarci una consistente ripresa in seguito alle votazioni dell’1 Novembre.

Lasciatemi sottolineare che proprio in questo momento i pool in Turchia confermano l’ipotesi di un “Parlamento appeso”, probabilmente il miglior risultato a cui gli investitori possano aspirare.

La Turchia e la Via della Seta

Un altro elemento che potrebbe giocare a favore delle condizioni economiche della Turchia è lo sviluppo della Via della Seta Cinese. I forti benefici per la Turchia di questo ambizioso programma si faranno evidenti durante il 2016 con l’intensificarsi degli investimenti in reti ferroviarie, porti e infrastrutture. La Cina, che ovviamente non prezza il rischio politico, sta già fortemente investendo in Turchia, mentre il resto del mondo “ci sta ancora pensando”.

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L’opportunità di investimento tattico

I fattori determinanti un rafforzamento della Turchia dovrebbero venire dall’esterno, principalmente legati ad un indebolimento del dollaro e ad un contestuale “ritardo” della scalata dei tassi di interesse della Federal Reserve, particolarmente temuta dai mercati emergenti. I sondaggi mostrano come la maggior parte degli analisti veda nella seconda metà del 2016 il punto di partenza per la risalita dei tassi. Questa pausa della Fed ha creato le basi per un’opportunità tattica entro la fine dell’anno.

L’USDTRY ha raggiunto 3.05/3.06 durante la forte svendita di Agosto/Settembre:

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Comprare TRY contro USD con uno stop loss a 3,0700 costituisce in questo caso l’opportunità più interessante.

(Un altro elemento da prendere in considerazione è il tasso di interesse reale così come misurato dalla banca centrale su base 2003; abbiamo così la conferma dell’ipotizzata sottovalutazione della TRY se considerata senza l’effetto dell’inflazione).

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Investitori meno avversi al rischio potrebbero optare per un Titolo di Stato a 2 anni o anche osare con un titolo bancario, dove il maggiore player Garanti Bankasi ha appena riesaminato la propria valutazione e pricing di lungo termine. Il mercato obbligazionario turco al momento paga l’11% per il Titolo di Stato a 2 anni con un tasso di inflazione appena sotto l’8%, lasciando un ricco “tasso reale” di 300 punti base.

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I fattori interni rimangono relativamente rischiosi

Durante l’ultima parte del 2015 i fattori interni impattanti sull’economia turca rimarranno invariati se non per qualche lieve peggioramento. L’effetto di spillover inflazionistico causato dalla debole TRY dovrebbe raggiungere il suo apice tra ottobre e novembre con un livello dell’8,2/8,3% prima di riabbassarsi. Complessivamente mi aspetto un’inflazione del 7,5% per il 2015 e del 6,0% per il 2016.

Dopo la sorpresa del secondo trimestre, vista la situazione mediocre che l’economia turca sta attraversando, la crescita del PIL dovrebbe calare attorno al 3,0% (rispetto al 5% di crescita potenziale). Senza alcuna aspettativa di riforme nè di nuovi mandati risultanti delle prossime elezioni, la Turchia mostrerà durante il 2016 una crescita del 4,0%.

Lasciatemi concludere con un confronto tra Turchia e Brasile, entrambi paesi emergenti che si sono “attivati” con un’analoga esperienza di sviluppo…

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Questa tabella mostra come la Turchia sia in testa per quanto riguarda il PIL pro capite, ma anche per disoccupazione e povertà relativa, mentre entrambi i paesi mantengono un basso livello di debito/PIL. (Un’interessante differenza tra i due è data dal fatto che la Turchia è un paese importatore di materie prime mentre il Brasile ne è esportatore…). Nazioni come Brasile e Turchia rimangono fondamentali per il futuro della crescita globale, date alcune caratteristiche quali demografia, sviluppo della classe media e capacità di recuperare ricchezza.

Per adesso, la Turchia non è certamente persa quanto piuttosto ritrovata – almeno da me – ma voglio immediatamente sottolineare che per ora rimane un’opportunità per posizione “tattica” piuttosto che di lungo termine.

Rimango convinto che sul lungo termine la Turchia possa finalmente prendere parte alla “Champions League delle economie”, tuttavia come nello sport necessita prima di mettersi in forma.

Steen Jacobsem
Chief Economist di Saxo Bank

 

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