Mercati finanziari: Deutsche Bank porta giù le banche, dollaro Usa perde terreno dopo balzo di ieri

Scritto il alle 17:56 da Redazione Finanza.com

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Crollo a Francoforte per Deutsche Bank sulla scia della cancellazione del dividendo per gli esercizi 2015 e 2016 decisa dal nuovo amministratore delegato John Cryan, necessaria per risanare i conti del principale istituto tedesco. Oltre all’abolizione temporanea del dividendo Cryan proseguirà con il taglio del personale (9 mila posti entro il 2018) e la cessione delle attività in 10 paesi (soprattutto in SudAmerica e NordEuropa).

Crediamo che il piano di ristrutturazione portato avanti da Cryan fosse necessario per riorganizzare un istituto arrivato a perdere 6 miliardi di euro in un solo trimestre. Nel breve periodo le scelte strategist dei vertici di DB potranno avere un impatto negativo sui corsi dell’istituto ma nel medio/lungo periodo riteniamo che possa essere una soluzione efficiente per liberarsi dei problemi del passato. Il crollo odierno è legato in prevalenza, alla decisione sui dividendi di cui gli operatori sono sempre particolarmente interessati. Ricordiamo che Deutsche Bank

Poco conta che la banca guidata da Cryan abbia evidenziato un aumento del 20% nei ricavi da trading, riuscendo a fare performance migliori rispetto a tante banche d’affari statunitensi. La caduta di Deutsche Bank ha inevitabilmente contagiato tutto il settore bancario europeo portando l’indice Eurostoxx Banks a evidenziare un ribasso di tre punti percentuali, peggior comparto della sessione odierna.

Non bene ancora Poste Italiane. Nella seduta di debacle dei finanziari anche Poste Italiane che punta notevolmente proprio sui propri prodotti finanziari scende di tre punti percentuali ben al di sotto del prezzo dell’IPO.

Forex: dollaro Usa perde un po’ di terreno dopo il forte apprezzamento di ieri

Ieri sera il biglietto verde aveva registrato un importante apprezzamento sui mercati valutari dopo la pubblicazione del comunicato FOMC che ha aumentato le possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse già nel mese di dicembre.

In un clima di banche centrali super-accomodanti le attese erano per una FED particolarmente “dovish” invece i banchieri centrali statunitensi hanno spiazzato le aspettative del mercato, lasciando intendere che se i dati macroeconomici dovessero evidenziare un robusto stato di salute dell’economia americana, la FED sarebbe pronta a effettuare il primo cambio di rotta in politica monetaria dal 2006 già nella riunione di dicembre.

Le cifre macro di oggi (PIL 3T e sussidi di disoccupazione) non sono state particolarmente importanti nel processo di decision making della FED. Crediamo che i dati macro più importanti siano quelli relativi l’inflazione che saranno annunciati nelle prossime settimane. Con inflazione su livelli molto bassi la FED non interverrà sui tassi d’interesse (rinvio al 1T 2016). Solo una ripresa delle pressioni inflazionistiche porterà i membri del Board a decidere in favore di un rialzo del costo del denaro.

FILIPPO DIODOVICH
Market Strategist IG ITALIA

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