Focus forex e materie prime: rame segna nuovi minimi ultimi 6 anni, Dollar Index ai massimi da 7 mesi

Scritto il alle 18:33 da Redazione Finanza.com

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In prima mattinata il rame ha segnato nuovi minimi degli ultimi 6 anni circa a 4600 dollari a tonnellata (piattaforma IG) per poi recuperare lievemente terreno. Crediamo che, nel breve, sia probabile una reazione delle quotazioni del copper sulla scia della situazione di ipervenduto che si è venuta a creare sul mercato.

Manteniamo tuttavia invariate le nostre prospettive ribassiste sul rame nel medio termine. Ci aspettiamo un prolungamento del trend negativo delle quotazioni del metallo anche verso 4000 dollari a tonnellata entro fine anno.

Riteniamo che la domanda di rame continuerà a essere particolarmente debole considerando i deboli dati macro che arrivano dalla Cina (principale importatore di rame sui mercati delle commodities) e il continuo apprezzamento del dollaro sulle piazze valutarie. Dal lato dell’offerta non verrà ridotta la produzione come affermato recentemente dal principale produttore di rame la cilena Codelco.

Recuperano sui mercati azionari le imprese del settore minerario. Crediamo che i livelli bassi abbiano aumentato l’appetibilità dei titoli del comparto ma consideriamo la reazione solamente fisiologica dopo i forti ribassi.

Da inizio anno i principali produttori di rame hanno evidenziato flessioni a doppia cifra (Glencore del 66%, Freeport McMoran del 63%, Anglo American del 62%, Antofagasta del 34%, BHP Billiton del 28%, Rio Tinto del 25%, Southern Copper del 10%).

Dollar Index sui massimi degli ultimi 7 mesi

In attesa della pubblicazione delle minute dell’ultima riunione della Commissione Operativa della FED (il FOMC) il biglietto verde si mantiene vicino ai massimi degli ultimi sette mesi.

Il Dollar Index (paniere che misura la forza del dollaro contro le principali divise internazionali), dopo un ribasso a inizio seduta, è tornato ad avvicinarsi al livello dei 100 punti.

Riteniamo che la lieve ripresa delle pressioni inflazionistiche negli States possa convincere anche i membri più “dovish” della FED a rialzare i tassi già a dicembre, segnale importante da parte della banca centrale mondiale per migliorare il clima di fiducia sui mercati (la FED mostrerebbe così la propria fiducia sulla ripresa economica del paese a stelle e strisce) e sgonfiare le bolle speculative che si sono venute a creare su alcuni comparti (principalmente il real estate).

La pubblicazione in serata dei verbali dell’ultimo meeting del FOMC ci darà molte informazioni in merito alle ragioni sul cambio di rotta in politica monetaria da parte dei governatori centrali della FED.

FILIPPO DIODOVICH
Market Strategist IG Italia

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