Elezioni Spagna: podemos o non podemos?

Scritto il alle 17:03 da Redazione Finanza.com

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Torna al centro della scena dei mercati europei la Spagna con le elezioni politiche che dovranno scegliere un nuovo Governo in un clima particolarmente teso. Dalle spinte separatiste della Catalogna e dei Paesi Baschi, dal ritorno di forza dei partiti nazionalisti di destra dopo gli attentati in Francia, dai forti consensi dei partiti oppositori alle politiche di austerity dell’Unione Europea, le elezioni in Spagna possono dare un quadro del sentiment politico europeo.

Il sistema politico spagnolo dominato dopo la caduta della dittatura di Francisco Franco dal binomio formato da Partito Popolare (PP) e Partito Socialista (PSOE) potrebbe cambiare radicalmente dopo il prossimo weekend elettorale. Il nostro studio cerca di valutare quali saranno le conseguenze politico-economiche dalla tornata elettorale sia a livello domestico che europeo.

Le forze in campo e il sistema elettorale
Il favorito alla vittoria è il Partito Popolare (PP), guidato dall’attuale presidente del Governo Mariano Rajoy Brey. Rajoy aveva già trionfato nelle elezioni del 2011 ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento. Il principale avversario del Partito Popolare è il partito socialista, PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) condotto da Pedro Sanchez. Il sistema bipolare spagnolo però potrebbe essere travolto dall’aumento dei consensi per altre due forze, il partito antiausterity Podemos di Pablo Iglesias Turrion e il partito liberista Ciudadanos di Albert Rivera Diaz.

Tra i partiti con elevate probabilità di entrare in parlamento segnaliamo i partiti nazionalisti baschi (EH Bildu e EAJ-PNV) e quelli catalani (ERC e DyL). Pochi seggi invece per la sinistra di Unidad Popular e nessun seggio per il partito UPyD (Union Progreso y Democracia).

Il parlamento spagnolo («Cortes Generales») è bicamerale, composto dal Congresso dei Deputati (350 deputati eletti per 4 anni con sistema proporzionale utilizzando il Metodo D’Hondt nelle 52 circoscrizioni elettorali) e dal Senato (numero variabile di senatori, 208 eletti e 56 designati dalle assemblee delle comunità autonome). Nel nostro studio considereremo solamente la composizione del Congresso dei Deputati che ha notevolmente più poteri rispetto al Senato.

I sondaggi
Abbiamo deciso di utilizzare una media ponderata dei sondaggi sulle intenzioni di voto elaborati da 15 differenti istituti di ricerca. La media è ponderata con pesi che dipendono dal periodo in cui i poll sono stati condotti (pesi maggiori per i più recenti). Dal nostro studio esce vincente il Partito Popolare con un ampio vantaggio su PSOE e Ciudadanos.

Gli scenari
Dopo aver esaminato i seggi ipotizzati dai sondaggi delle case di ricerca possiamo cercare di capire quali scenari possano emergere dal weekend elettorale. Crediamo che lo scenario più probabile sia la vittoria del Partito Popolare senza riuscire ad avere la maggioranza assoluta.

Mariano Rajoy sarà così obbligato a ricercare un alleato che possa appoggiare il Governo, che abbiamo individuato nel partito Ciudadanos. Riteniamo che sia molto probabile un Governo di Minoranza del PP con l’appoggio dei deputati di C’s. Molto difficile, invece, una Coalizione di Governo.

Le prospettive
Riteniamo che l’impatto delle elezioni sui mercati finanziari sia piuttosto limitato. Qualche effetto più concreto potrebbe riguardare l’indice IBEX, soprattutto nel caso di un esito elettorale molto incerto. In tale scenario l’indice potrebbe scendere sino in area 9.000 punti, aggiornando di fatto i minimi dal 2013.

Più trascurabile potrebbe essere l’influenza sul cambio Euro/Dollaro, dato che in questo momento l’attenzione degli investitori sembra essere più incentrata su altre tematiche, come:

1) le manovre di politica monetaria della Federal Reserve e della Bce;
2) le tensioni geopolitiche;
3) i timori sulla crescita globale;
4) il crollo delle quotazioni del petrolio.

Sul fronte rating, l’esito elettorale non dovrebbe avere ripercussioni importanti sul merito creditizio della Spagna. All’indomani del voto ci aspettiamo una possibile revisione al rialzo del rating da parte di Moody’s, che attualmente ha il giudizio più basso sul debito spagnolo.

Per analizzare meglio la percezione del rischio Paese dopo le elezioni facciamo riferimento allo spread tra il Btp e il Bono a 10 anni. Lo spread Italia-Spagna è tornato a stabilizzarsi dopo le forti tensioni del 2011. Ci aspettiamo che una vittoria del Partito Popolare, insieme al partito Ciudadanos, possa ridurre le spinte scissioniste catalane, con i rendimenti sul debito spagnolo che potrebbero tornare ad essere anche più vantaggiosi rispetto a quelli italiani. Una maggiore incertezza politica all’indomani del voto potrebbe portare lo spread verso i minimi di metà 2013, in area -40 punti base.

Anche l’impatto sui titoli azionari delle società italiane molto esposte in Spagna, come Enel e Mediaset, potrebbe essere molto contenuto.

Un tema chiave rimane l’indipendenza della Catalogna. La regione più ricca del Paese continua a rivendicare la propria indipendenza da Madrid. Tre sono state le date chiave su cui ci soffermiamo:

• 27 settembre 2015: alle elezioni regionali la coalizione a favore dell’indipendenza, Juntos pel Sì e Cup, ottiene la maggioranza dei seggi (72/135), ma non la maggioranza assoluta dei voti (47,8%). Il partito Ciudadanos (18% dei consensi) si è attestato come seconda forza politica della regione, lanciando un forte messaggio anti secessione al Paese;
• 9 novembre 2015: il Parlamento di Barcellona approva (con 72 voti a favore e 63 contrari) una mozione per la creazione di uno stato indipendente sotto forma di repubblica. La mozione afferma che il processo durerà 18 mesi e non terrà conto delle decisioni della Corte Costituzionale, delegittimata a procedere;
• 2 dicembre 2015: la Corte Costituzionale spagnola ha annullato all’unanimità la dichiarazione d’indipendenza.
I rischi di una scissione rimangono ancora molto sostenuti e potrebbero incrementare nel corso del 2016. Solo una vittoria schiacciante del Partito Popolare con l’appoggio dei Ciudadanos potrebbero allontanare questa possibilità.

Il contesto politico internazionale
Si sta per compiere l’ultimo atto della scena politica del 2015, un anno molto travagliato e ricco di sorprese:
• la vittoria di Syriza nelle elezioni di gennaio, gli estenuanti negoziati con i creditori internazionali, il referendum di luglio, il piano di salvataggio di questa estate e il ritorno alle urne a settembre, con la vittoria ancora una volta del partito guidato da Tsipras;
• le elezioni di Gran Bretagna che hanno consegnato a Cameron una maggioranza solida ai danni di Laburisti, Liberal-Democratici e UKIP, i cui leader hanno rassegnato le dimissioni subito dopo il voto;
• la tornata elettorale in Portogallo, che ha inizialmente riconfermato il premier uscente Pedro Passos Coelho. Il neo governo è durato solo pochi giorni e dopo la caduta si è formato un governo di minoranza guidato dal leader socialista guidato da António Costa insieme al Bloco de Esquerda, (Caterina Martins);
• infine, le amministrative in Francia, che hanno visto l’exploit del Front National di Marine Le Pen. Il forte spostamento a destra dell’elettorato ha spinto il partito del premier Hollande a ritirare i candidati a favore del partito di Sarkozy.

Il 2015 può essere considerato l’anno in cui i partiti antiausterità hanno toccato l’apice senza mai raggiungere il successo «de facto» in nessun Paese. Questi nuovi partiti hanno contribuito a cambiare il sistema politico di molti paesi, segnando il passaggio da un sistema bipartitico a un sistema multipartitico, portando a una maggiore incertezza post elettorale e governi meno stabili.

Non meno importanti saranno gli appuntamenti elettorali del 2016, tra cui spiccano:

1. le elezioni in Russia, previste a settembre, saranno strategiche per l’assetto geopolitico nell’Est Europa e in Medio Oriente;
2. il referendum sul «BREXIT» nel Regno Unito potrebbe cambiare il volto dell’Europa visti gli importanti interscambi commerciali e finanziari in essere tra le due aree;
3. infine, le presidenziali negli Stati Uniti, che costituiscono senz’altro l’appuntamento dell’anno. Gli Usa avranno il primo presidente donna? Come cambieranno gli equilibri mondiali dopo il voto?

Conclusioni
Dopo il dramma greco che si è consumato nella prima parte del 2015, crediamo che le elezioni spagnole non rappresentino un concreto rischio per la stabilità della zona euro. I segnali di ripresa in Europa, l’atteggiamento espansivo della Bce e il nuovo piano di salvataggio per la Grecia sembrano aver ridimensionato la forza dei partiti anti austerità.

Anche l’impatto sui mercati finanziari potrebbe essere molto più contenuto rispetto a quello che ci si poteva aspettare a inizio anno. Le manovre di politica monetaria delle principali Banche centrali (Fed e Bce), i timori sulla crescita globale, le tensioni geopolitiche e il continuo calo dei prezzi del greggio sembrano attirare quasi interamente l’interesse degli investitori mondiali. Riteniamo che le elezioni spagnole possano chiudere definitivamente un anno caratterizzato da una forte incertezza politica in Europa.

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