Sell off Borse: i mercati anticipano la recessione, precipitano banche e dollaro, vola l’oro

Scritto il alle 18:28 da Redazione Finanza.com

borse, sell off, banche, borse mondiali, mercati finanziari, oro, tassi fed, recessione, 2016, listini azionari, banche, crollo, quotazioniTerza seduta consecutiva in calo per le borse europee, che iniziano così febbraio ripetendo le performance del mese scorso. Il sentiment sul mercato continua a deteriorarsi di seduta in seduta, alimentando vendite massicce sui listini azionari, senza lasciare spazio a rimbalzi.

I livelli di borsa di molti titoli sono ben al di sotto dei rispettivi book value, segnale questo il mercato sta scontando qualcosa di più di un semplice rallentamento dell’economia. La nostra sensazione è che il mercato stia in qualche modo anticipando un certo effetto recessivo sull’economia globale.

In una seduta che è apparsa volatile sin dalle prime battute, il vero protagonista oggi non è stato il petrolio, bensì le banche. In Europa il settore è precipitato oggi con perdite in media intorno al 5%. Il comparto rimane fortemente sotto pressione per diversi fattori, tra cui spiccano:

1. i tassi d’interesse molto bassi per un periodo più lungo di tempo;
2. la regolamentazione troppo stringente che impedisce agli istituti di concedere prestiti e gestire un’enorme massa di liquidità (che con tassi d’interesse negativi rappresenta una sfida molto importante);
3. il peggioramento dell’outlook sull’economia.

I listini, che avevano provato a recuperare le perdite a metà seduta, sono stati fortemente penalizzati dai dati arrivati dagli Usa sul comparto dei servizi. L’indice PMI redatto da Markit a gennaio è sceso a 53,2 punti dai 54,3 di dicembre.

Malissimo anche il medesimo dato rilevato dall’ISM, sceso a 53,5 punti (da 55,8). Entrambe le figure sono risultate così ai livelli più bassi da circa 2 anni. Un elemento questo non trascurabile dato che è stato il motore della crescita Usa negli ultimi anni.

In un momento in cui i mercati sono così suscettibili, delle figure simili, hanno impattato sull’umore degli investitori, che a questo punto iniziano a dubitare dell’azione della Fed nel 2016.

Le probabilità di un mantenimento dei tassi nella soglia 0,25-0,5% vanno dal 92% della riunione di marzo al 71% di dicembre prossimo. E c’è addirittura a chi pensa a un taglio dei tassi di interesse a 0-0,25%, livelli tenuti sino a dicembre scorso. Nonostante le turbolenze sui mercati, una simile ipotesi rimane ancora lontana, anche perché la Fed difficilmente ammetterà di aver sbagliato.

Queste aspettative si sono tradotte sui mercati con vendite massicce sul biglietto verde. Il Dollar Index, che sintetizza l’andamento del dollaro verso un paniere di valute, è sceso da 99 punti a 97,50, nuovo minimo dal 15 dicembre scorso, mentre il cambio Eur/Usd è schizzato a 1,1080, massimi che non si vedevano dal 28 ottobre. La debolezza è stata marcata anche verso lo yen, con il cambio Usd/Jpy tornato ai livelli precedenti l’annuncio della Bank of Japan.

L’ondata di risk off e il dollaro particolarmente debole hanno favorito l’oro, con i prezzi che sono volati a 1.140 dollari/oncia, massimi da oltre 3 mesi. Nonostante le scorte di greggio siano cresciute di quasi 8 milioni di barili la scorsa settimana, il petrolio è salito, complice proprio il deprezzamento del dollaro.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha registrato un calo del 2,85%, con i minimi di seduta al ridosso della soglia dei 17 mila punti, minimi da settembre 2013. In sole 3 sedute l’indice ha accumulato perdite del 6,5%, che si vanno ad aggiungere ai quasi -13 punti percentuali di gennaio.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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