Petrolio: primo passo di accordo a Doha ma mercato ancora non ci crede

Scritto il alle 20:03 da Redazione Finanza.com

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Forti movimenti sul greggio (WTI Light Crude e Brent) sulle attese per la riunione in Qatar. L’US Light Crude aveva toccato sulla piattaforma IG un massimo a 33,38 dollari al barile, picco delle ultime due settimane. Vi erano forti attese per il meeting di Doha dove si sono riuniti i ministri del petrolio di Qatar, Russia, Arabia Saudita e Venezuela, quattro tra i principali produttori di greggio. La riunione si è conclusa con la decisione di bloccare la produzione di petrolio ai livelli di gennaio. Accordo che entrerà in vigore solamente se altri grandi produttori dovessero accettare il “freeze” (soprattutto Iran e Iraq).

Quindi cosa succederà? Accordo vicino?

Crediamo che il meeting di Doha possa essere considerato un primo importante passo per un prossimo accordo, che sarebbe la prima intesa tra paesi OPEC e non-OPEC degli ultimi 15 anni.  Domani dovrebbe tenersi un nuovo vertice a Teheran tra Venezuela, Iran e Iraq. Continueranno le trattative per convincere sia Iran che Iraq ad accettare le condizioni dell’accordo.

Manteniamo forti dubbi sulle reali possibilità di un accordo nel breve periodo. Il meeting di Doha è stato un primo passo per sensibilizzare i paesi produttori sui rischi delle pressioni ribassiste sul petrolio. Riteniamo, tuttavia, che sia ancora troppo presto per entusiasmarsi e gridare vittoria. Crediamo che l’Iran possa essere il principale ostacolo. Il Governo di Teheran vuole riguadagnare le quote di mercato perse dopo anni e anni di limiti alle esportazioni di greggio a causa delle sanzioni economiche. Non è quindi interessato a vendere a prezzi bassissimi ma a riconquistare i clienti. Per tale ragione Teheran sta intensificando le trattative con l’India per esportare più greggio possibile, in una guerra dei prezzi con gli altri paesi arabi.

Più volte il ministro del petrolio dell’Iran, Bijan Namdar Zanganeh, ha dichiarato che l’obiettivo dell’Iran è di aumentare la produzione di petrolio nei prossimi sei mesi.

Altri paesi fermeranno la produzione?

Oltre all’ostacolo Iran bisognerà anche valutare la reazione degli altri paesi produttori non-OPEC. Norvegia, Stati Uniti, Canada e Messico potrebbero decidere di non accettare le condizioni. Il Brasile in forte recessione economica difficilmente potrà scegliere di aderire a un piano che possa portare una riduzione dei ricavi.

Il congelamento della produzione servirà realmente a rialzare le quotazioni del greggio?

Crediamo che anche nel remoto caso in cui molti paesi dovessero accordarsi la risalita dei prezzi del greggio potrebbe fermarsi sui 45/50 dollari. Solamente una importante decisione di taglio della produzione potrebbe portare a una diminuzione della situazione di eccesso di offerta del mercato.

Intanto il light crude dopo aver toccato in mattinata un massimo delle ultime 2 settimane sopra i 33 dollari è sceso notevolmente sotto i 31 dollari al barile.

MPS e Banca Intermobiliare in grande spolvero

Importanti rialzi per alcuni istituti italiani che cercano di dare continuità al rimbalzo evidenziato dai minimi della scorsa settimana. Si sono lievemente allentate le tensioni sul settore e sono tornati così gli acquisti. A favorire del miglioramento del clima di fiducia è soprattutto Banca Mps che recupera una parte del terreno perso la scorsa settimana. Da inizio anno l’istituto senese ha, comunque, mostrato una flessione del 55%. Tra le altre banche a evidenziare ottime performance citiamo BPER, Ubi Banca e Banco Popolare. Forti acquisti su Banca Intermobiliare che sarebbe nel mirino di Banca Fideuram (Intesa Sanpaolo).

FILIPPO DIODOVICH
Market Strategist IG Italia

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