Materie prime: buona settimana per il greggio ma permangono difficoltà

Scritto il alle 15:05 da Redazione Finanza.com

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Dopo tre settimane di andamento laterale, il Bloomberg Commodity Index, che riflette l’andamento dei prezzi di molte importanti materie prime, ha raggiunto il massimo degli ultimi tre mesi.

La salita è stata guidata dal settore energetico: la benzina è schizzata e il greggio ha segnato la quarta settimana consecutiva in positivo. Dopo il calo nell’abisso di metà gennaio, il greggio ha recuperato portando molti, tra cui l’International Energy Agency, a credere che ormai il fondo sia stato raggiunto.

La crescente domanda di benzina negli Stati Uniti, e la combinazione di un’inferiore produzione con le interruzioni di fornitura all’interno dell’Opec, hanno più che compensato la crescita delle scorte e i timori di delusioni in arrivo dall’incontro del 20 marzo tra Opec e Russia.

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I metalli industriali si sono scontrati con la realtà dopo i recenti guadagni generati dalle speranze per un annuncio da parte della Cina di ulteriori iniziative a sostegno di crescita e domanda di materie prime, quali i metalli. Il ferro ha avuto una settimana folle dopo aver vissuto lunedì il suo massimo picco storico.

L’oro ha raggiunto un nuovo massimo annuale in seguito ad un’altra dose di stimolo da parte della BCE, che contro le aspettative ha spedito l’Euro in alto, a scapito del Dollaro. Gli hedge fund hanno arrestato gli acquisti dopo aver accumulato oro per otto settimane consecutive. La frenesia in acquisto da parte degli investitori che prediligono strumenti quotati prosegue tuttavia con una generale aspettativa positiva nel breve termine.

Il Brent è salito sfiorando i 41,50 dollari al barile, ritracciando il 50% del crollo dello scorso ottobre. L’andamento della scorsa settimana mostra il raggiungimento di un’area di resistenza, mentre una corsa al rialzo sopra i 40$/b potrebbe rivelarsi controproducente, spingendo per un incremento della produzione proprio quando il surplus globale di fornitura sembra iniziare a ridursi. Ancora una volta il rischio è quello di un mercato che si arresti bruscamente avendo anticipato l’evoluzione del panorama macroeconomico.

Intanto le posizioni speculative dei money manager segnano un record di acquisti su Brent e WTI, con un totale di 726 mln di barili: quello che ha mosso il mercato durante lo scorso mese non è stata soltanto la chiusura di vendite allo scoperto.

Il Brent sta combattendo una battaglia intorno ai 40,70 dollari con un ritracciamento del 50% dal crollo del periodo settembre-gennaio. Sopra i 40 dollari il mercato è sempre più a rischio di superare livelli adeguatamente supportati dai fondamentali macroeconomici.

Nel breve termine il Brent potrebbe raggiungere un massimo di 44 dollari prima di tornare di nuovo verso il basso. Una rottura sotto i 39 dollari segnalerebbe una rinnovata debolezza verso i 36$ o addirittura a 34,25 dollari.

Durante la settimana l’oro ha trovato supporto a 1237 dollari dopo un ritracciamento del 50% della salita precedente. Non vediamo alcun segno di panic selling, a conferma della nostra convinzione che, nonostante qualche difficoltà dovuta alla ripresa dei mercati azionari e dalla stabilizzazione dei prezzi delle commodity, la psicologia del mercato sia cambiata.

Una parte importante delle 275 tonnellate acquistate dagli investitori dall’inizio anno è probabilmente ora parte di posizioni di più lungo termine, che ritornano all’oro in un contesto di tassi sui depositi bassi o addirittura negativi.

La riunione della BCE ha provocato un’altra dose di tagli dei tassi e di acquisti di asset, aiutando l’oro a riprendersi, anche grazie al favorevole indebolimento del dollaro americano. Alla fine di un’altra settimana intensa, l’oro ha ritracciato alcuni dei suoi guadagni mentre sia il Dollaro USA che il comparto azionari si sono risollevati.

Continuiamo a vedere l’oro consolidarsi su una resistenza di 1310 dollari: sarà necessaria una rottura inferiore a 1190 dollari prima che posizioni tattiche quali quelle degli hedge fund comincino a considerare una nuova retromarcia verso posizioni corte.

Ole Hansen
Head of Commodity Strategy di Saxo Bank

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