Borsa italiana: a Milano l’Atlante fa ripiegare Intesa e Unicredit

Scritto il alle 18:27 da Redazione Finanza.com

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Chiusura in rialzo per le principali borse europee in una seduta che ha visto Piazza Affari chiudere in marcato calo. Il sentiment sui mercati finanziari è rimasto piuttosto cauto durante tutta la seduta, salvo subire una scossa nell’ultima parte della sessione. A scuotere gli operatori sembra essere stato il buon movimento del petrolio, in gran recupero dopo le indiscrezioni riportare da Bloomberg che ha citato l’agenzia Interfax.

Secondo questi rumors, la Russia e l’Arabia Saudita avrebbero raggiunto un accordo di massima sul congelamento della produzione di greggio, a prescindere dell’adesione dell’Iran. Il tutto verrà discusso nella riunione di Doha di domenica prossima.

Dopo la notizia il petrolio ha allungato il passo, con il future sul WTI che è tornato al ridosso di 42 dollari al barile, livelli che non vedeva da quasi un mese. Più violento l’apprezzamento del Brent, che si è avvicinato ai 45 dollari, livelli di inizio dicembre.

Queste notizie sono bastate ad allontanare la delusione arrivata dai conti di Alcoa (-3,8%), che ieri sera a mercati chiusi, ha mostrato utili e ricavi ben sotto le attese, già abbastanza pessimistiche. Gli operatori rimangono ora più cauti in vista dei conti delle grandi banche di Wall Street, che vedranno protagoniste nei prossimi giorni JP Morgan, Wells Fargo, Bank of America e Citigroup.

Dopo due di extra performance, oggi Milano (-1,57%) è stata decisamente maglia nera. Dopo una mattinata piuttosto incerta, con più cambi di fronte, nel pomeriggio si sono scatenate improvvisamente le vendite quando tra le sale operative sono circolati rumors sugli apporti dei singoli istituti di credito al nuovo fondo Atlante che sarà creato dalla Sgr Qaestio.

Il tonfo ha interessato inizialmente solo Intesa SanPaolo e Unicredit, indicazione questa che ci spinge a pensare come l’apporto di un miliardo di euro di cui si parla sarebbe giudicato dagli operatori troppo importante.

Probabilmente il mercato era orientato più per 500 milioni e non era preparato per un valore così elevato che, tra l’altro, penalizzerebbe gli istituti di credito sotto il profilo dei ratio patrimoniali, già indeboliti da una scarsa redditività e un outlook macro più incerto.

I due titoli sono stati sospesi immediatamente, salvo poi riaprire con cali di oltre 7 punti percentuali e con volumi violenti. Velocemente il panic sell si è esteso anche agli altri titoli del settore, in rialzo fino a qualche minuto prima.

Il rally degli ultimi giorni ha scatenato una vera e propria corsa alle prese di profitto, nonostante stamane il sell on news era apparso piuttosto contenuto. Tornando alle decisioni di ieri sera, giudichiamo il nuovo meccanismo troppo poco incisivo sia nelle modalità di intervento che nell’ammontare.

Molto rimane affidato alla sorte. Difatti, il fondo con circa 5-6 miliardi, dovrebbe andare a comprare le tranche più rischiose, quelle junior, di NPLs e lasciare al mercato la parte migliore, ovvero quelle senior.

Si tratta comunque di crediti deteriorati che necessitano della garanzia statale, altrimenti l’appeal rimarrebbe scarso. Inoltre il mercato necessita di misure di “accompagnamento” al fondo,  che potrebbero ridurre le tempistiche e rendere più certo il processo di rientro.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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