Materie prime: l’argento eclissa l’oro, a Doha nulla di fatto

Scritto il alle 11:09 da Redazione Finanza.com

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Le materie prime sono salite per la seconda settimana consecutiva, grazie alle spinte provenienti da più fronti che hanno aiutato a compensare il rafforzamento del dollaro.

La Cina, con i dati relativi a crescita e commercio, si è confermata un’economia in fase di stabilizzazione, seppur ancora zavorrata dal debito, contribuendo a sostenere i metalli industriali ma anche i cereali, in particolare la soia.

I cereali hanno giovato della forte ripresa della domanda cinese di soia nel mese di marzo, generando il maggior guadagno settimanale da dicembre, mentre l’idea che gli agricoltori statunitensi possano spostarsi verso il cereale più attraente ha spinto alla chiusura delle posizioni sul mais.

L’argento è decollato lasciandosi l’oro alle spalle. La domanda è stata sostenuta principalmente dal suo utilizzo come metallo industriale sulla scia del miglioramento dei dati cinesi e dalla sua storica convenienza rispetto all’oro.

L’oro rimane nel range stabilitosi negli ultimi due mesi. Dopo il tentativo fallito di una rottura al di sopra di 1255 $/oz, il rafforzamento del dollaro l’ha riportato più in basso: attualmente il metallo giallo si è stabilizzato al di sopra di un supporto di 1210 $/oz.

Dopo la grande rincorsa del primo trimestre e il miglior inizio d’anno in decenni, il metallo giallo ha visto molta dell’attenzione spostarsi verso l’argento. Il picco del rapporto tra oro e argento sopra 1:83 di fine febbraio ha avuto un precedente soltanto durante la crisi finanziaria, rimanendo su una media di 1:60.

Il rapporto sta testando il suo trend al rialzo dal 2012 in seguito ad una settimana di sovra-performance:

Il meeting di Doha si è concluso con un “nulla di fatto”. Le insistenze dell’Arabia Saudita sul voler includere l’Iran nell’accordo sulla diminuzione della produzione sembrano essere state la causa scatenante del fallimento del meeting.

L’OPEC si è dimostrato essere molto bravo nelle promesse ma poco concreto da un punto di vista pratico, sintomo che la politica ancora una volta è stata in grado di sbarrargli la strada. È stato quindi annunciato un ulteriore periodo di “consultazione” tra i produttori, che riaffronteranno il tema nel prossimo vertice di giugno.

Nelle mie analisi della scorsa settimana, ho scritto che il cambio di rotta nel mercato del petrolio si è verificato maggiormente grazie ai produttori nord-americani di petrolio di scisto e altri produttori ad alto costo piuttosto che alla riunione tenutasi a Doha.

Con una posizione long da record del Brent e un salto del +11% del WTI la scorsa settimana, la direzione nel breve termine è al ribasso. Un prezzo più basso aiuterà nel velocizzare il ribilanciamento, ma il livello record degli acquisti deve necessariamente essere riequilibrato. Continuo a sostenere 35-45 dollari come range per il Brent in questo secondo trimestre.

Ole Hansen,
Head of Commodity Strategy Saxo Bank

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