Forex: Dollaro e Yen, questa settimana i mercati attendono FOMC e BoJ

Scritto il alle 13:35 da Redazione Finanza.com

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Si riunisce nuovamente il Federal Open Market Committee, per la prima volta dopo le dichiarazioni da colomba che lo scorso mese hanno colto il mercato di sorpresa. L’importanza data, nelle precedenti dichiarazioni, allo scenario macroeconomico globale ha confermato i sospetti che la Fed si consideri ormai la banca centrale non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero, e che ritenga che quest’ultimo non possa permettersi un contesto caratterizzato da un dollaro più forte guidato da un innalzamento dei tassi d’interesse.

In effetti, la Fed si trova al momento in una situazione ben poco invidiabile: fronteggia un semestre costellato di eventi rischiosi, sia dal punto di vista internazionale che sul mercato interno. Basti pensare alla campagna elettorale, decisamente senza paragoni dal lontano 1960: presenta infatti un potenziale di controversie talmente elevato da poter generare divisioni popolari in grado di impattare sulla crescita economica.

Naturalmente, la Fed è consapevole di dover trattare con molta attenzione questioni così cariche di forza politica, senza però poter fare esplicito riferimento alle sfumature populiste e ai loro effetti, sebbene stiano minando le basi del tessuto politico e popolare americano.
Tuttavia, la banca centrale ne tiene ovviamente conto nei propri calcoli. Probabilmente la Yellen non desidererebbe altro che potersi prendere un anno sabbatico, riemergendo soltanto a novembre per quantificare i danni.

Per sua sfortuna la Fed non può permettersi un simile lusso e qualunque dichiarazione verrà fatta durante le prossime cinque riunioni che precedono le elezioni dell’8 novembre, sarà comunque vista in una luce politica. Inoltre – che l’economia crolli o continui a guadagnare terreno, la banca centrale verrà accusata di non essere super partes.

Dopotutto il repubblicano Donald Trump ha già recentemente preso posizione contro le politiche della Fed, annoverando tra i suoi obiettivi l’indebolimento del potere della banca centrale e la sostituzione di Janet Yellen alla scadenza del suo mandato, a inizio 2018.

In altre parole, ci aspettiamo che questa settimana il Fomc faccia il possibile per evitare forti reazioni. Il dollaro potrebbe comunque rafforzarsi, indipendentemente dalle parole della banca centrale.

Si riunisce questa settimana anche la Bank of Japan, proprio mentre le sue politiche sembrano ormai aver raggiunto i propri limiti, sia per i tagli ai tassi d’interesse, sia per i volumi di acquisti obbligazionari, con una controparte sempre meno disposta a vendere.

Dopotutto, i fortunati possessori del debito sovrano giapponese di scadenza più lunga siedono su enormi guadagni irrealizzati: nei primi mesi dell’anno, i Titoli di Stato a 40 anni hanno guadagnato più del 25% in JPY, proprio mentre i rendimenti crollavano.

Ovviamente, una banca centrale non resta mai davvero a corto di munizioni e le regole si possono sempre riscrivere. Il noto blogger Mike Shedlock ha reso bene il concetto, sostenendo scherzosamente la necessità di un mix di politiche che permetterebbero alla BoJ di raggiungere istantaneamente l’obiettivo di inflazione, quali una tassazione dei Titoli di Stato all’1% mensile e l’introduzione di una tassa negativa sulle vendite.

È pur vero che ogni banca centrale abbia i suoi limiti, e finisca per esaurire i propri strumenti di politica economica ma anche sociale (quanto dell’attuale clima politico americano dipende delle politiche della Fed?).

Altrimenti, rischia di diventare un dittatore de facto su un’economia indebolita e un mercato disfunzionale. La BoJ non vuole certo trovarsi in una situazione simile, anche se attualmente sta portando avanti le politiche monetarie più radicali al mondo, facendo appello al governo di farsene sempre più carico.

Tuttavia, alla riunione di questa settimana, la BoJ dovrebbe fare al massimo qualche timido tentativo. Lo yen potrebbe rafforzarsi sebbene abbia già probabilmente raggiunto il suo massimo, mentre nei prossimi mesi il Giappone passerà inevitabilmente ad un livello ancora più radicale di politica monetaria.

John J. Hardy
Head of Fx Strategy Saxo Bank

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