Banche centrali: la BoE lascia i tassi invariati ma la sterlina va giù per i timori Brexit

Scritto il alle 17:32 da Redazione Finanza.com

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Come atteso, l’evento catalizzatore di quest’oggi rappresentato dalle comunicazioni in materia di politica monetaria da parte della Bank of England si è rivelato interlocutorio. Il tasso di interesse di riferimento è infatti rimasto invariato allo 0,50%, con il Quantitative Easing stabile a 375 miliardi di sterline (da segnalare l’unanimità del Market Policy Committee, espressosi ancora una volta con un 9 a 0 per lo status quo).

Ciò che naturalmente era meno scontato, ma comunque prevedibile, riguardava i contenuti delle Minute ed Inflation Report e il tono che avrebbe utilizzato il Governatore Mark Carney nella successiva Conferenza Stampa.

Ebbene, i documenti ufficiali hanno confermato difficoltà sul fronte dell’inflazione così come sulla crescita (rivista dal +0,5% al +0,3% per il secondo semestre 2016) e debolezza sul fronte dell’aumento dei salari ma, al contempo, un’intatta probabilità di rivedere al rialzo i tassi al di fuori naturalmente dell’orizzonte temporale previsto (2016).

Venendo al tema del referendum sulla Brexit del prossimo 23 giungo, il MPC ha ribadito con veemenza che qualunque sia l’esito della consultazione, la Bank of England porrà in essere qualsiasi azione che la situazione richiederà, oltre a precisare che da quando si sono addensate le nubi della Brexit – a partire circa da agosto 2015 – la sterlina ha perso il 9% del suo valore (riferimento quest’ultimo mai compiuto da Londra).

Più in generale, ad ogni modo, i rischi naturalmente rimangono orientati verso il downside: l’avvicinarsi della data fatidica porterà ad acuirsi lo scontro politico/mediatico, con la prospettiva di forte volatilità da riflettersi sui mercati.

A tale proposito è opportuno ricordare come questo evento di portata storica, così come le aspettative che lo accompagnano, in ottica di mercati finanziari non impatterà solo sulla sterlina e sugli strumenti in essa denominati, ma rivestirà il ruolo di propulsore di dinamiche di risk on e risk off in maniera sistemica.

Uno scenario, per quanto ad ora minoritario, di vittoria del fronte del no alla permanenza del Regno Unito nell’Eurozona, potrebbe infatti innescare un’ondata potenzialmente travolgente di avversione al rischio, dovuta alle ripercussioni a livello europeo e dunque mondiale che un “isolamento” del Paese comporterebbe. Tutto ciò andrà a prezzarsi sulle quotazioni, anche naturalmente nel caso opposto, seppur in maniera meno che proporzionale.

Davide Marone
analista valutario Fxcm Italia

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