Brexit: l’oro spinge, il petrolio segue a breve distanza

Scritto il alle 12:13 da Redazione Finanza.com

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Alla fine il Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione Europea, con un voto che il Financial Times definisce: “La più grande scossa dalla caduta del muro di Berlino. Si è tornati indietro di settant’anni, nell’integrazione europea”. Infatti, l’esito del voto ha colto i mercati del tutto alla sprovvista, considerando anche che i sondaggi davano il “Remain” come vincitore fino a poche ore prima.

La sterlina è crollata da più di 1,50 fino a 1,3250, passando dal picco annuale più alto a quello più basso in sole sei ore. Questo movimento, il più grande mai verificatosi in un giorno, è stato seguito da un crollo dei Futures sul FTSE di circa il 9%, una discesa che ha spazzato l’equivalente di 15 anni di contributi europei.

Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha toccato un minimo record di 0,17% mentre il cross USDJPY è precipitato sotto quota 100.00 poiché gli investitori in preda al panico si sono riversati sugli asset considerati beni rifugio.

La maggior parte delle materie prime, fatta eccezione per i metalli preziosi, è crollata sulla scia della grande corsa all’acquisto da parte dei trader speculativi durante gli scorsi due mesi che ha lasciato molte commodities esposte al rischio di una liquidazione delle posizioni lunghe. Non da ultimo, ovviamente, hanno contributo alla discesa il rafforzamento del dollaro e il crollo generale della propensione al rischio.

L’oro è stata la materia prima che più ha beneficiato di questo caos. Inizialmente il rally iniziale è stato più forte contro GBP e EUR. Contro il dollaro americano, durante la sessione asiatica, le quotazioni si sono mosse in un range di più di 100 dollari con volumi di negoziazione sui Futures COMEX in aumento di oltre il 700%, al di sopra della media degli ultimi 100 giorni (fonte Bloomberg).

Nel complesso, il Bloomberg Commodity Index è stato vicino a registrare la seconda più grande perdita settimanale di quest’anno, con le prese di profitto che hanno colpito in primo luogo il settore agricolo in cui gli acquisti speculativi avevano portato ad una quantità di posizioni lunghe a livelli record da due anni.

La costruzione di posizioni speculative da parte degli hedge funds si è incentrata prevalentemente su soia, mais e zucchero. Vale la pena notare come tutti e tre si trovino nella parte bassa della tabella seguente.

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Il greggio si è trovato nella tempesta, con i prezzi sia del WTI sia del Brent che hanno perso più del 6% prima di ristabilizzarsi. Il sell off, tuttavia, si è fermato bruscamente prima di rompere i recenti minimi che potrebbero indicare che le nostre aspettative a medio termine di un range tra i 45 e i 50 dollari al barile, non hanno subito modifiche.

Anche se alcune preoccupazioni sono emerse in merito alla crescita e alla domanda globale, non dobbiamo dimenticare che il petrolio si trova già in un processo di ribilanciamento. Un prezzo più basso, in questa fase, potrebbe quindi accelerare questo processo.

Il maggiore rischio per questa materia prima deriva dal fatto che questi fondi rimangono a lungo vicini a un insieme di 600 milioni di barili di WTI e Brent. Un periodo prolungato di instabilità potrebbe portare a ulteriori vendite, estendendo così la debolezza anche oltre al livello che è attualmente garantito.

Come mostra il grafico seguente, il trend rialzista del Brent Crude Oil è ancora in atto e, a meno che la crisi globale non peggiori ulteriormente, vediamo il rischio di una discesa sotto i 45$/b limitata.

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Source: SaxoTraderGO

L’oro ha raggiunto il picco massimo da due anni a 1,358 dollari l’oncia, prima che le prese di profitto e il recupero dell’azionario limitassero il rialzo. Il motivo principale per cui l’oro ha beneficiato della decisione britannica di lasciare l’Unione europea è dovuto al fatto che l’avversione al rischio ha colpito altre classi di attività.

Si potrebbe anche considerare la paura del contagio ad altre nazioni europee, con il Front National di Marine Le Pen che ha promesso un referendum sulla “Frexit” se dovesse vincere le elezioni presidenziali francesi programmate per il prossimo anno. La forza del dollaro che abbiamo visto in seguito al voto non è riuscita a frenare il rally del metallo giallo.

Ciò ha contribuito ad innescare un ancora maggiore rally sull’oro prezzato in euro. Con il futuro dell’Unione Europea potenzialmente messo in dubbio, ha perfettamente senso che l’avversione al rischio e la domanda di beni di rifugio portino benefici all’oro prezzato nella valuta comune.

Quest’anno l’oro ha guadagnato il 25%, l’argento il 30%. Queste performance potrebbero facilmente dissuadere gli investitori ma non vi sono motivazioni convincenti per cui ci si possano aspettare delle correzioni.

I diversi fattori che hanno favorito i metalli preziosi a partire da gennaio sono stati rafforzati dagli ultimi sviluppi. Le aspettative di un rialzo dei tassi USA sono precipitate e la diversificazione/riallocazione, guidata da fattori quali i tassi negativi sui bond governativi e le preoccupazioni sulla crescita globale, è ancora in corso.

Tutti questi motivi hanno certamente giocato un ruolo fondamentale negli ultimi sei mesi ma fino a quando gli investitori in ETF continueranno ad aggiungere posizioni lunghe il supporto dovrebbe essere stabile.

L’ultimo rally sembra aver portato le quotazioni in un nuovo range, 75 dollari al di sopra del precedente. Il nuovo supporto dovrebbe ora essere posizionato tra 1300 e 1275 dollari l’oncia con l’obiettivo a medio termine che punta verso il massimo del 2014 appena sotto 1400 dollari l’oncia.

Proprio come per il petrolio, il rischio più grande per l’oro è collegato all’ampio posizionamento. A partire da maggio, la domanda di prodotti negoziati in borsa supportati da oro fisico è aumentata su base quasi quotidiana, mentre i fondi hedge, in seguito ad una riduzione di un terzo delle posizioni in maggio, sono tornati ad acquistare durante le prime due settimane di giugno. Con il supporto dei fondamentali in crescita in seguito alla Brexit, qualsiasi ritracciamento dovrebbe incontrare l’interesse degli investitori.

Ole Hansen
Head of Commodity Strategy di Saxo Bank

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