Stati Uniti: deludono dati macro Usa, ISM servizi ai minimi dal 2010 e rialzo tassi in dubbio

Scritto il alle 17:08 da Redazione Finanza.com

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Chiusura in rosso per le borse europee che perdono terreno dopo i dati deludenti arrivati dagli Stati Uniti. Dopo una mattina trascorsa in frazionale rialzo, le vendite sono affiorate nell’ultima ora di contrattazione in scia alla pubblicazione delle figure del settore dei servizi relative al mese di agosto del paese a stelle e strisce.

Sia l’indice PMI che l’ISM hanno mancato le attese, attestandosi rispettivamente a 50,9 punti (da 51,4) e a 51,4 punti (da 55,5). Mentre il primo è stato il più basso da febbraio 2016, ben peggiore è stata la performance dell’indice ISM che è crollato ai minimi da 6 anni e mezzo.

Sebbene entrambi i dati siano rimasti sopra la soglia dell’espansione, il violento peggioramento potrebbe aprire a una prosecuzione del calo anche nei prossimi mesi. I sotto indici non hanno fatto meglio, con i nuovi ordini che sono crollati di quasi 9 punti.

Così, dopo il report deludente dell’ISM manifatturiero pubblicato la scorsa settimana, anche il comparto dei servizi non lascia presagire nulla di incoraggiante per il futuro. Queste figure, infatti, vengono indicate come gli indicatori anticipatori più affidabili dell’economia e aprono a una maggiore incertezza sulla crescita durante l’autunno.

Le brutte indicazioni hanno contribuito a ridurre ulteriormente anche le probabilità di un rialzo tassi Fed a settembre, scese ora a un modesto 15%. La risonanza dei dati macro è stata tanto importante a tal punto di ridurre considerevolmente le probabilità per un rialzo anche a dicembre, ridottesi al 50% dal 65% prima del dato.

Sui mercati i movimenti non si sono fatti attendere. Il biglietto verde è stato colpito dalle vendite. Complice di ciò, il cambio Eur/Usd è salito ai massimi da quasi due settimane arrivando a 1,1256. Più violento il deprezzamento verso lo yen, sceso di una figura e mezzo, e verso la sterlina, con il cambio Gbp/Usd salito ai massimi da 7 settimane.

Proprio il dollaro debole potrebbe aver fornito un supporto alle commodity, oro in primis, che è tornato a riposizionarsi sopra quota 1.340 dollari/oncia. Tra i mercati azionari, l’Europa ha chiuso con cali intorno al mezzo punto percentuale, mentre Wall Street rimane sostanzialmente piatta. Probabilmente il dollaro debole potrebbe aver aiutato l’equity statunitense a svantaggio di quello europeo.

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

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